10 ragioni per cancellarsi da Facebook

Tramite: O2O 02/08/2015
Difficoltà: media
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Introduzione

Facebook, come tutti gli altri social network, ha rappresentato un'incredibile svolta in ambito comunicativo, a livello sia sociale che culturale. Col passare degli anni, però, sembra che tali strumenti siano passati dall'essere ottimi e funzionali sistemi di comunicazione, a valli sconfinate di narcisismo, autoesaltazione ed allontanamento dalla realtà. L'uso abitudinario e spesso esagerato di Facebook, fa distogliere l'attenzione dai pericoli reali celati al suo interno, i quali verrebbero subito a galla se soltanto ci si fermasse un attimo a riflettere. Analizziamo, dunque, 10 ragioni per le quali sarebbe consigliabile cancellarsi da Facebook.

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La dipendenza cronica da Facebook

In media gli utenti di Facebook trascorrono dagli 80 ai 60 minuti al giorno connessi, a meno che non si finisca per chattare o per giocare e dunque aumentare il tempo di permanenza. Questo significa che gli utenti percepiscono il bisogno di controllare il pc o il cellulare un numero infinito di volte, quasi come un fumatore sente la necessità di accendersi una sigaretta. Parliamo, infatti, di vera e propria assuefazione, meno eclatante e nociva di una droga d'abuso, ma comunque limitante. La mancanza di connessione o l'impossibilità di accedere al proprio profilo può generare frustrazione e nervosismo.

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Il controllo sociale sui nostri profili

È ormai risaputo che attraverso Facebook e tutti i social network, vi è un controllo silenzioso di tutto ciò che ricerchiamo, condividiamo, preferiamo o seguiamo. Le società di marketing, ad esempio, hanno accesso ai nostri profili e possono valutare o meno il successo di un prodotto, piazzare della pubblicità mirata in base ai nostri interessi, e soprattutto controllare e pilotare il mercato in base ad essi. Ma guardiamo anche soltanto come Facebook possieda, con il nostro consenso, tutti i dati anagrafici, le nostre foto, e perfino preferenze politiche, religiose, culturali o sessuali. Tutto quello che scriviamo, commentiamo o condividiamo rappresenta un'immensa banca dati, attraverso i quali alcuni analisti ipotizzano che le agenzie di Intelligence, tramite i sempre più sofisticati computer quantistici, potrebbero prevedere i prossimi eventi socio-politici e comportarsi di conseguenza.

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L'invasione della privacy e dei nostri dati

Forse non tutti abbiamo ragionato seriamente su un qualcosa che, in modo molto spontaneo e naturale, Facebook permette a chiunque si connetti sul nostro profilo, ovvero la possibilità di salvare, con un semplice gesto sul proprio pc, e senza alcun limite, le nostre foto o i nostri video pubblicati. Un qualsiasi sconosciuto, capitato per caso sul nostro profilo, o una persona alla quale siamo particolarmente simpatici, potrebbe, infatti, salvare sul suo pc o cellulare le nostre foto, utilizzarle, ritoccarle, o semplicemente conservarle senza il nostro consenso. In questo moto, la foto delle vacanze in cui siamo in bikini, quella della nostra famiglia al completo durante il pranzo di Natale, o del nostro bambino che dorme tranquillo accanto a noi, potrebbe finire nelle mani di chiunque ed essere utilizzata a suo totale piacimento.

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Il libero accesso agli stalker

Se il nostro profilo è particolarmente aggiornato e ricco di informazioni su di noi, anche l'ultimo degli sconosciuti potrebbe seguire la nostra vita da lontano, sapendo esattamente dove siamo e quando ci spostiamo. Ma pensiamo a qualcuno che ci abbia visti, che sia interessato a noi, sappia il nostro nome e voglia intrufolarsi nelle nostre vite. Gli basterebbe andare sul nostro profilo, leggere i dati anagrafici, scorrere qualche foto e dare un'occhiata ai preferiti. Quella persona non solo ci conoscerebbe prima ancora di parlarci, ma magari potrebbe fingere di avere interessi comuni ai nostri, per migliorare l'approccio. E se abbiamo allontanato un ex o una persona molesta? Questa potrebbe continuare ad invadere la nostra vita e a spiarci quotidianamente con pochi clic.

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L'incitamento al narcisismo e all'invidia verso gli altri

Sarà soltanto un'impressione, ma sembra che molti degli abiti, dei make-up e addirittura dei luoghi nei quali si sta andando, o del cibo che sta per essere mangiato, siano studiati a puntino per il solo scopo di scattare una foto e condividerla su Facebook. Nasce così la mania del ritrarsi e ritrarre ciò che ci circonda, di aggiustarlo con qualche effetto del cellulare e di lanciarlo in rete alla ricerca di approvazione. Il continuo guardarsi e farsi guardare, sviluppa un forte narcisismo che sfocia spesso in foto inappropriate e di dubbio gusto, al limite del ridicolo. Spinge anche a competere in modo inconscio con tutti coloro che facciano lo stesso, generando invidie e bisogni compulsivi di ritrarsi di continuo, per sentirsi i migliori e collezionare complimenti.

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L'influenza di Facebook sull'esito di un colloquio di lavoro

Sembra che il 90% di coloro che ci valutano dopo un colloquio di lavoro, o che abbiano visionato il nostro curriculum vitae, utilizzi Facebook per cercarci e valutarci in base a ciò che vi trovi all'interno. E sembra ancora che il 70% dei reclutatori respingano i candidati proprio a causa dell'impressione che sviluppano su di loro, analizzandone in profilo. Un reclutatore, infatti, potrebbe valutare il nostro numero di amicizie, se siamo socievoli o meno, se sappiamo relazionarci bene con gli altri, se abbiamo problemi di depressione o di bassa autostima, se abbiamo molti nemici, fanatismi, se siamo superficiali o poco seri. Insomma possono inquadrarci, giudicarci e stabilire quanto saremmo compatibili a livello personale con le loro aspettative.

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La perdita di tempo proficuo

Soprattutto tra gli studenti, Facebook rappresenta una delle principali perdite di tempo e di concentrazione in assoluto. Dai fatidici ''5 minuti'' alla mezz'ora/un'ora passate ogni volta che si vuole prendere soltanto una pausa, tra una materia e l'altra. Cosa che ci fa rallentare nello studio, ci stanca a livello mentale e magari che apre le porte a chattate improvvisate, salti su altri siti a guardare video o a scorrere post divertenti. Intanto sia i voti che gli esami ne risentono.

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L'essere contattati da falsi profili

Nessuno sa cosa passi davvero nella testa della gente, ma è possibile che qualcuno crei un nuovo profilo, vi metta delle foto rubate dalla rete, un nome e dei dati finti, ed inizi a spacciarsi per un altro. Tale atteggiamento danneggia prima di tutto le persone prese in giro, con le quali il ''falsario'' instaura rapporti e relazioni, poi la persona alla quale sono state rubate le foto, e in ultimo il falsario stesso, che dovrà nascondersi dietro allo schermo e condurre una doppia frustrante esistenza. I falsi profili nascono anche per controllare chi sia stato bloccato, magari un ex o uno spasimante rifiutato. Oppure sono classiche truffe, dalle quali sarebbe meglio stare alla larga.

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La degenerazione dei rapporti sociali

Un tempo, quando si era attratti da qualcuno, come una ragazza della scuola o un collega di lavoro, si cercava prima di tutto un approccio, magari stentato, impacciato, magari costruito in serate e serata di progettazioni. Oggi, quando qualcuno ci attrae, la prima immediata reazione consiste nel cercarla su Facebook. Questo atteggiamento non soltanto sposta gli approcci sociali verso qualcosa di meno reale e più virtuale, ma rovina del tutto il senso dell'approccio stesso. Se dopo la vista del profilo, infatti, ci accorgiamo di interessi o preferenze non compatibili ai nostri, o che addirittura ci disturbano, finiremo con il cambiare idea e perdere interesse. Il tutto si traduce con una serie infinita di approcci personali mai avvenuti, dunque di persone che ''si conoscono'' di nascosto, perché si sono spiate, ma che nella realtà non si sono mai parlate.

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La sensazione di essersi persi qualcosa

Infine, citiamo forse la meno considerata ragione per la quale sarebbe consigliabile cancellarsi da Facebook e non tornarci mai più: la sensazione che mentre noi eravamo allo schermo a leggere, spiare e commentare, ad infuriarci con un nik, a consumare la tastiera o a perdere diottrie, fuori dalla porta c'era un mondo che scorreva. C'è, infatti, gente che organizza eventi, ci sono piazze dove incontrare amici veri, ci sono centri ricreativi, luoghi d'aggregazione sociale nei quali si potrebbe parlare di tutto, crescere e maturare. Smettiamo, allora, di vivere con le teste chine sui cellulari o sui tablet, di fare le cose solo per mostrarle, e spalanchiamo le porte alla realtà.

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